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Palazzo Moncada a Caltanissetta

Una delle conseguenze dell’accrescimento del prestigio politico dei Moncada in Sicilia fu la costruzione a Caltanissetta, nella metà del Seicento, di un nuovo e imponente Palazzo voluto dal principe Luigi Guglielmo, nominato nel 1644 viceré e capitano generale del Regno di Sardegna  e dal 1652 al 1658 viceré di Valencia. In questa dinamica dell’apparire, contribuivano all’esaltazione del Principe la monumentalità delle dimensioni del Palazzo e la fantasmagorica ricchezza dei suoi apparati decorativi e scultorei in pietra che ne ornavano le facciate. Tutto ciò avveniva in un territorio segnato dai possedimenti feudali della più aulica nobiltà siciliana: dai Branciforti di Mazzarino ai Del Carretto di Racalmuto, dai Grimaldi di Enna ai Barresi di Pietraperzia e Barrafranca, dai Lanza di Mussomeli ai Lucchesi di Delia. Famiglie affascinate dalla vita della corte iberica, che cercavano di emularne sfarzo e scelte di gusto, anche promuovendo attività artistiche di prim’ordine, come il sostegno offerto ad artisti quali Filippo Paladini, dai Barresi, o Pietro D’Asaro, dai del Carretto. In questo contesto, l’operazione voluta dal Moncada, come si evince dalle fonti d’archivio, diviene momento di crescita, di acquisizione di competenze, di trasferimento di saperi per l’ambiente nisseno.

La realizzazione del Palazzo, probabilmente su progetto dell’architetto e scultore del Senato palermitano Carlo D’Aprile, inizio a metà Seicento e andò avanti sino al 1662, quando i lavori della fabbrica furono interrotti, lasciando incompiuto l’ambizioso progetto architettonico del principe. La percezione di meraviglia, indotta dalla monumentalità delle dimensioni del Palazzo, viene ulteriormente esaltata dalla ricchezza dei suoi apparati decorativi e scultorei, costituita dai mensoloni, i gattoni, preludio a soluzioni ampiamente impiegate in Sicilia dopo il terremoto del 1693. La loro esecuzione si fonda su caratterizzazioni antropomorfe e zoomorfe, perlopiù, ispirate a figure allegoriche desunte dalla mitologia classica e dalle storie veterotestamentarie. Esse danno contenuto alla ‘teatralità’ del Palazzo, presentandosi come una sequenza ossessiva che cattura la vista del passante, quasi immerso in una teoria di volti orrendi e goffi di musici, elementi faunistici, animaleschi e satiri, espressione della perfetta sintesi del “mostruoso” e del “fantastico” propria del Barocco siciliano.

Tra le figure plastiche compaiono elementi mitologico-pagani, qual è, ad esempio, l’uomo con il serpente in mano, la cui presenza viene codificata come una sibillina dichiarazione delle ambizioni politiche del Moncada, interessato ad estendere il suo potere su Palermo, la città del Genio, centro del potere, il cui nume tutelare è il vecchio barbuto che tiene tra le mani un serpente che si nutre al suo petto. Ancora, altre figure simboliche realizzate a decoro dei mensoloni sono di chiara estrazione ovidiana e la loro presenza, secondo una proposizione metaforicamente barocca, nel loro mutare, nel loro agire, nel loro trasformarsi e trasformare la realtà, implica un cambiamento: quello che sarà attuato con il buon governo del principe che deve garantire il ritmo vitale dei suoi sudditi e sovrintenderne l’aspetto spirituale, sposando le teorie salvifiche rivelate dei credenti in Cristo. E per rendere “visibili” tali propositi programmatici, quale migliore fonte a cui attingere se non le Metamorfosi di Ovidio, già dal Medioevo ampiamente interpretate in modo allegorico e così ingegnosamente commentate da provocare effetti sulla condotta morale.

Tratto da M. Vitella, Prefazione, in G. Giugno, P. Dinaro, Palazzo Moncada a Caltanissetta. Architettura e Scultura, Edizioni Lussografica, Caltanissetta 2023.

I mensoloni antropomorfi e zoomorfi del Palazzo

Resti dei mensoloni staccati durante la costruzione del corpo scale nel XIX sec.

Vista d’angolo dei mensoloni su Largo Barile e via Palazzo Paternò

Metope con scena di caccia; leoni affrontati ed elementi vegetali; scena di raccolta agricola

Nelle metope centrali raffigurazioni di gorgoni

Metopa con raffigurazione del giardino dell’Eden

Metopa con leoni accovacciati e retroguardanti

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